Sullo stile, molto è stato scritto e molto si potrebbe scrivere: non esiste uno stile idoneo ad ogni situazione comunicativa. E’ però possibile pensare a un a un metodo per individuare lo stile più funzionale a quello che si desidera dire.

Con “stile” si intende tutto ciò che riguarda la forma del discorso, quindi sia la scelta delle parole che la composizione; non riguarda, invece, lo stile in senso stretto la scelta dei temi, anche se, in realtà, utilizzare parole appartenenti a un campo semantico piuttosto che a un altro in qualche modo tocca anche la qualità dei temi trattati.

La scelta dello stile è determinante ai fini dell’efficacia del testo; dire le cose “giuste” nel modo “sbagliato” significa obbligare l’interlocutore ad ignorarci, e questo perché si è organizzato il discorso in modo grossolano. Al contrario, quando viene elaborata una strategia stilistica precisa prima di comporre il discorso, al momento della fruizione (scritta o orale) le cose dette sembreranno molto credibili.

Di seguito, quindi, proporrò un metodo per scegliere il tipo di stile con cui scrivere il discorso.

1. La scelta del carattere

Ho già scritto in un altro articolo [ http://bit.ly/29k2OAK ] sull’opportunità di esprimere un carattere quando si prepara un discorso. Questa scelta riguarda molto da vicino l’organizzazione dello stile, in quanto caratteri diversi si esprimeranno con linguaggi diversi. Una volta scelto quale sia il carattere del discorso, quindi, dovrò anche prendere consapevolezza dell’organizzazione formale verso cui andrò ad orientarmi.

Ho scelto un carattere autoritario? Non potrò usare espressioni come “se desiderate”, “se siete d’accordo”, “mi piacerebbe aggiungere” e così via.

2. Dal generale al particolare

Perché i concetti che ho in animo di esprime appaiano ordinati e omogenei, potrebbe essere utile scegliere un motivo principale, molto generico, da cui prendere ispirazione, tenendolo sempre ben presente, quando si scrive. Un modo semplice per individuare il motivo principale è trovare una metafora che indichi l’atteggiamento nei confronti del tema trattato. Individuare il motivo principale permette di mettere a fuoco con grande precisione quali parole usare, in che modo comporre le frasi e quali immagini esprimere.

Per chiarezza, bisogna sottolineare che il motivo cui mi riferisco non riguarda i temi trattati: uno stesso tema può essere trattato in diverse ottiche, a seconda del motivo scelto. Il motivo è essenzialmente una categoria formale, che circoscrive l’uso del linguaggio ma non necessariamente il contenuto del discorso.

3. Essere ricordati per persuadere

Un discorso che non si ricorda, è un discorso che non persuade. Una volta scelto il motivo principale, servirà una formula, più o meno ricorrente, che dovrebbe essere ricordata dal destinatario per far sì che l’idea che vogliamo esprimere gli rimanga impressa più a lungo. Se un’idea viene ricordata, essa diventa in qualche modo parte di noi: è da qui che nasce la persuasione. Un esempio illustre potrebbe essere il celeberrimo “I have a dream” di Martin Luther King: ripetuta frequentemente nel discorso, questa formula è passata alla Storia non solo per la bellezza di ciò che ci insegna, ma anche come raffinato artificio formale.

Proviamo ora a mettere in pratica questo metodo. Rimanendo, per semplicità, sull’esempio che ho proposto nell’articolo sul carattere (vd. link di sopra), proviamo a immaginare che stile possa usare un carattere “gioviale ma deciso”.

Poniamo il caso di trovarci a parlare ad una riunione aziendale, dopo un anno trascorso in modo non particolarmente soddisfacente, e volendo spronare i presenti a fare di meglio per l’anno a venire.

1. Carattere: Avendo scelto un carattere gioviale, dovremo evitare ogni tipo di asperità nel discorso: parole con un significato troppo veemente, di registro troppo elevato e in generale tutto ciò che si discosta da un registro linguistico medio non farà al caso nostro. Per sembrare decisi, invece, potremmo ritenere utile evitare forme condizionali, domande (reali o retoriche) e tutto quanto dia al discorso una qualche forma, anche apparente, di dubbio.

2. Motivo: Dovendo conciliare la giovialità con la decisione, potremmo pensare a qualcosa che esprima contemporaneamente un senso di comunità forte, stabile e ordinata, i cui membri sanno di essere valorizzati e capiscono bene quali siano i loro scopi. Una metafora utile potrebbe essere quella del destino: “la nostra natura ci porterà al nostro scopo”. Per chiarire meglio questo concetto, possiamo provare a immaginare un motivo in contrasto con il carattere delineato al punto 1. Ad esempio, potremmo usare la metafora della guerra, per cui “la nostra natura ci porterà a sconfiggere qualunque ostacolo si frapponga fra noi e il nostro scopo”, oppure la metafora del viaggio, per cui “seguiremo sempre la nostra natura, qualunque meta essa ci suggerisca”. Nel primo caso, viene meno la giovialità; nel secondo, la decisione; tuttavia, in nessuno dei due casi il tema trattato (il “contenuto” del discorso) deve necessariamente essere modificato (come accennavo più sopra, al paragrafo “Dal generale al particolare”). Partendo da questo motivo, che è per l’appunto molto generico, potrò delineare in modo preciso lo stile: potrei scegliere, ad esempio, di fare riferimento frequentemente all’ingroup, ma evitando il parlare per contrapposizioni forti (renderebbe il tono eccessivamente “ostile”).

3. Formula: Proviamo a inventare una formula ricorrente, che renda subito accessibile l’immagine espressa dal motivo. Potremmo scegliere, ad esempio, questa frase-nucleo: “Questa è la nostra strada”. Potrò poi ripeterla nel discorso, magari variandola occasionalmente, ad esempio “Ma non andrà così, perché noi sappiamo quale sia la nostra strada”; “Abbiamo divagato troppo, adesso dobbiamo pensare al nostro futuro – dove arriveremo, seguendo la nostra strada” e così via. Il risultato sarà che, alla fine del discorso, il destinatario non abbia alcun dubbio su “quale sia la sua strada”, segno che abbiamo raggiunto il nostro scopo.