Your business, our future”. E’ questo lo slogan che JECatt ha scelto per tentare di fornire una rappresentazione quanto più sintetica ed, al contempo, più accurata possibile della mission che ne costituisce ragion d’esistere. Nell’ottica di chiarirne il significato, con la presente rubrica si proveranno ad offrire degli spunti relativi alla vita lavorativa di Alumni JECatt, insieme alla loro opinione su come ed in che misura l’esperienza associativa li abbia aiutati ad entrare con successo nel mercato del lavoro. 

L’occasione per la stesura di questo primo articolo sorge da una chiacchierata con Andrea Carbone, ex associato che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della nostra associazione. Studente di giurisprudenza, Andrea entra a far parte di JECatt al terzo anno e ne diventa così il primo responsabile legale. Prima di allora, i servizi offerti dall’associazione si limitavano principalmente a business plans ed analisi di mercato, ragion per cui nella compagine associativa si annoveravano quasi esclusivamente studenti provenienti dalla Facoltà di economia. Superata l’iniziale fase di rodaggio, la neonata Area Legale iniziò sotto la sua guida a contribuire all’attività di JECatt, occupandosi di implementare la solidità della sua strutturazione interna e rendendola compliant in riferimento a tutti gli obblighi legali cui l’associazione stessa era sottoposta.

Nel frattempo, Andrea intraprende un’esperienza lavorativa a Milano come legal intern presso lo studio internazionale Allen & Overy, per poi spostarsi in Eversheds come trainee lawyer dopo aver conseguito la laurea magistrale. Oltre a ciò, comincia a collaborare con la commissione esaminatrice presso la cattedra di Diritto dell’Unione Europea e Diritto del Commercio Internazionale dell’Università Cattolica. Infine, motivato dall’interesse nel comprendere le dinamiche operative della professione legale all’interno di uno dei mercati nazionali più sviluppati al mondo, Andrea si sposta a Londra al fine di conseguire un Master presso la Dickinson Poon School of Law del King’s College e, successivamente, per non perdere l’opportunità di lavorare negli uffici di una magic circle firm come Freshfield Bruckhaus Deringer, spostandosi infine nella posizione di trainee lawyer presso DLA Piper

A questo punto, un lettore avvezzo allo scetticismo potrebbe legittimamente domandarsi quale rilevanza si debba attribuire alla pregressa esperienza in JECatt nel contesto di un percorso formativo tanto ricco di esperienze formative da ingenerare il rischio di travisare il peso specifico di ciascuna di esse. Ad ogni modo, lo stesso Andrea si è premurato fin da subito di sopire dubbi di tale natura: dopo essersi ironicamente definito un “big fan” di JECatt, ci ha infatti confessato di essere intimamente convinto che l’esperienza associativa l’abbia aiutato, prima ed in funzione di tutte le successive esperienze, a comprendere quale abisso intercorresse tra il mondo accademico ed il mondo del lavoro. “Con JECatt, per la prima volta in vita mia, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con il mondo vero, problemi veri e clienti veri che investivano sui fondi altrettanto veri per i nostri servizi”.

Poste queste premesse, la conversazione è entrata più nello specifico con l’intento di indagare quali siano gli aspetti che più tra tutti contribuiscono alla formazione professionale ed umana degli associati di JECatt. A questo proposito, Andrea ci ha tenuto ad indicare i tre elementi che tuttora sente di aver più interiorizzato grazie all’esperienza associativa. 

In primis, la capacità di discutere problemi tecnico-giuridici con dei “laici del diritto”, laddove con tale espressione si intende semplicemente indicare la carenza di un background accademico affine. “Affrontare problematiche giuridiche con l’intento di garantire una comprensione profonda dei loro potenziali risvolti anche a chi non si occupa di diritto per lavoro è una qualità molto importante per gli avvocati”. Una qualità che però, ricorda Andrea a ragion veduta, è estremamente difficile maturare in autonomia all’interno di una facoltà universitaria in cui l’unico tipo di confronto sulle proprie materie di studio lo si intrattiene con una commissione d’esame composta esclusivamente da tecnici del diritto. Al contrario, specie qualora ci si orienti verso una carriera in top-tier law firms impegnate nel settore corporate, ciò che conta è la capacità di comunicare in modo chiaro ed efficace con businessmen attivi nei settori più disparati, con un background che, nella stragrande maggioranza dei casi, non è appunto di natura giuridica. 

In secondo luogo, Andrea sottolinea come la possibilità di prendere parte ad un processo di recruitment rigido e strutturato, come quello previsto per l’ammissione di nuovi soci in JECatt, sia un’impagabile occasione di comprendere le dinamiche di un processo che è destinato a influenzare notevolmente le prospettive carrieristiche degli studenti: comprendere come relazionarsi con futuri colleghi in un colloquio di gruppo, dimostrare il proprio potenziale valore in un breve colloquio frontale con sconosciuti ed impegnarsi a realizzare task durante tutto il periodo di prova sono esperienze tanto formative quanto facilmente spendibili nell’intento di intraprendere esperienze lavorative in realtà aziendali di considerevoli dimensioni. A titolo esemplificativo, Andrea ha affrontato di recente un processo di recruitment finalizzato alla copertura di 70 vacancies a cui hanno partecipato oltre 2.500 candidati da tutto il mondo, ed il cui sperato risultato gli è valso un posto negli studi londinesi di DLA Piper.

In terzo luogo, Andrea sostiene convintamente come “l’occasione di crescita più evidente che JECatt può offrire ai suoi soci è il lavoro in team, qualità che viene richiesta in ogni grande studio legale al giorno d’oggi”. Benché la preparazione tecnico-giuridica e le credenziali accademiche restino i fattori di maggior rilievo nei processi di selezione del personale, gli studi legali moderni esigono dai candidati una spiccata propensione alla collaborazione con colleghi che, spesso e volentieri, mutano ciclicamente. Al fine di indicare la misura in cui ciò possa influenzare le prospettive professionali dei singoli, Andrea testimonia come nello studio in cui lavora attualmente sia previsto che i “freshmen” affrontino un periodo di formazione che prevede il cambio di dipartimento a cadenza semestrale, di modo da entrare in contatto con più professionisti e più focus groups possibili. 

Da ultimo, la discussione si sposta sulla cifra identificativa dell’esperienza da responsabile, quella che più tra tutte Andrea ritiene aver avuto un impatto favorevole sullo sviluppo di un proprio bagaglio di soft-skills che esulano da ciò che è mero diritto. Scegliere nuove risorse in base alle limitate informazioni disponibili, assegnare progetti, controllarne la corretta esecuzione, assumersi responsabilità collettive nei confronti dei clienti e coordinare lo sforzo dei membri dell’Area al fine di produrre il miglior output possibile sono una serie di attività che, sostiene Andrea, sono in grado di fornire agli associati un insieme di competenze che non si nascondono tra le pagine di un manuale universitario.