Vivo l’esperienza di JECatt con profonda partecipazione emotiva, è ormai da circa un anno che lavoro in questa motivante organizzazione composta da studenti mossi da una eccezionale voglia di fare, spirito imprenditoriale e capacità. È per questo che mi sono interrogato su quali potessero essere i principi ispiratori a cui qualunque componente di JECatt dovrebbe riferirsi ed è per questo che mi accingo ad esporre le mie riflessioni contestualizzate al difficile momento storico in cui viviamo. 

Nella filosofia antica la giustizia era definita come armonia del cosmo all’interno del mondo, come stato dell’animo al servizio dell’utilità comune e capace di attribuire a ciascuno la propria dignità.  

Ho sempre considerato la giustizia come la forza dei più deboli, come entità astratta che percorre le vite di tutti noi ogni giorno attraverso le scelte che facciamo e ci guida verso il futuro.  

Nel codice guerriero giapponese, chiamato “bushido”, la giustizia viene addirittura considerata una delle 7 virtù fondamentali che un Samurai deve avere per poter essere considerato tale.  

In natura la giustizia non esiste. In natura esiste la legge del più forte. All’interno della stessa società umana la giustizia non è assoluta, ma si declina in modo difforme nelle varie culture. Ma noi siamo esseri umani, gli unici esseri viventi che attualmente la comunità scientifica riconosce nell’intero universo come coscienti della propria identità ed essenza, e pertanto, se la natura ci ha dato la capacità di pensiero e consapevolezza elevandoci rispetto alle altre specie animali, non possiamo limitarci a quanto teorizzato da Darwin

La giustizia è ciò che regola la società in cui viviamo e che ha costruito l’infrastruttura necessaria alla convivenza civile permettendo un conseguente sviluppo tecnologico ma anche etico. È ciò che dà fiducia al singolo nel suo vivere la vita quotidiana e ciò che muove indirettamente l’economia. Senza giustizia non c’è fiducia nel prossimo, e senza fiducia non esiste economia. Il mercato finanziario si muove sulla fiducia che riponiamo nello Stato, nel sistema economico, nel sistema monetario e nelle capacità produttive.

Dopo la Rivoluzione francese del 1789, la giustizia non è più un semplice valore a cui l’uomo aspira, ma assurge a concetto assoluto da cui si sviluppa il principio di legalità, che sottende al pragmatismo caratterizzante legislazione e diritto.  

È all’interno di questo principio che il mondo occidentale si muove ed è all’interno di questo presupposto che le imprese prosperano, innovano, si sviluppano e crescono. 

Non è un caso se è dal periodo successivo l’ancient regime che l’economia mondiale esplode e si sviluppa con un tasso di crescita mai visto nei passati duecentomila anni di esistenza dell’Homo Sapiens. Con l’Illuminismo si esplora ancora più consapevolmente la capacità di razionalità umana, il pensiero dell’uomo diventa argomento di grande approfondimento filosofico e successivamente, nel XIX secolo, anche di studio sociologico da parte di Comte

Giustizia ed economia oggi

Ci sono moltissime persone che attualmente non vivono nella giustizia, ci sono persone che non vivono nella legalità ed è interessante analizzare qualche dato per cercare di focalizzare meglio l’argomento:  

(Figura 1)
(Figura 2)

La figura 1 presenta un grafico ricavato dallo Human Development Report 2019 e redatto dal United Nations Development Programme (UNDP). L’indice di sviluppo umano è definito come la media geometrica di tre indici di base, legati rispettivamente alla speranza di vita, al livello di istruzione e al reddito

La figura 2 invece è un estratto del World Justice Project (WJP) Rule of Law Index 2019, rappresenta lo stato del sistema di diritto in 126 paesi fornendo punteggi e classifiche basate su otto fattori: vincoli ai poteri del governo, assenza della corruzione, governo aperto, diritti fondamentali, ordine e sicurezza, rispetto delle leggi, giustizia civile e giustizia penale. 

Con il seguente grafico si vuole dimostrare come questi due indici siano fra loro correlati, ovvero come un più alto livello di funzionamento del sistema giuridico comporti un maggior benessere all’interno di ciascun Paese.  

Si prosegue dunque, con la formula di correlazione: 

Dove Y in questo caso sarà l’ISU e X sarà il WJP.  

Facendo i calcoli, il risultato è un indice di correlazione del 75,17%, molto alto.   

Dal grafico, è infatti evidente che la dispersione dei dati segue una funzione lineare.  

È dunque interessante convalidare con dati quella che inizialmente si presenta come semplice ipotesi.

Per comprovare la validità dei risultati sopra riportati, ho deciso di correlare l’indice WJP con un indice che ha poco a che fare con la legalità ed il buon funzionamento della giustizia, ovvero l’indice della produzione dell’oro per nazione nell’anno 2019. 

Dopo aver proceduto al medesimo calcolo sopra riportato la risultante è un indice di correlazione ρ = 23% ed un grafico di questo tipo: 

Ma com’è possibile questo risultato, ovvero che la giustizia sia strettamente correlata al benessere di una nazione?  

È ovvio che in un Paese dove la giustizia funziona bene, dove il governo riesce a gestire la società restando all’interno di regole democraticamente approvate e consolidate, il benessere fiorisce come anche l’economia.  

Se si pensa al caso di un imprenditore, quali sono i suoi interessi primari? Sicuramente l’integrità della propria azienda ed il successo economico. Ma è evidente che questo interesse economico non è perseguibile senza certezza del buon governo statale. Chi si metterebbe a fare impresa se non fosse tutelata la proprietà privata, e quindi chiunque si potrebbe appropriare dell’impresa faticosamente costruita negli anni? Chi si fiderebbe nei pagamenti tra fornitori e clienti a cedere merce o quantità monetarie se non fosse garantito il diritto di credito? E ancora, chi andrebbe a lavorare in un’impresa dove non è garantita la sicurezza dei dipendenti, dove il singolo lavoratore non sente tutelata la propria salute? In ultimo, chi si fiderebbe a lasciare i propri soldi in una banca se non ci fossero norme ad hoc che ne garantissero la proprietà e la gestione? 

L’economia si basa sulla fiducia, fiducia nelle Istituzioni e nel loro potere esecutivo, senza la fiducia nessuno si azzarderebbe a mettere il piede fuori da casa. 

Nel momento in cui mi trovo a scrivere questo articolo, è in corso la pandemia globale che sta portando a migliaia di morti e milioni di contagiati in tutto il mondo. In questo periodo di estrema incertezza e sfiducia nel futuro, le borse europee stanno segnando ribassi su ribassi, arrivando a perdere il 40% di Market Cap in meno di un mese. In questi giorni di estrema difficoltà, dove nessuno ha più certezze sul futuro, tutta l’Europa guarda ai governi per trovare delle risposte.  

Se l’Europa ne uscirà in piedi sarà solo grazie al forte potere delle Istituzioni dei Paesi aderenti. Se non ci fossero le tasse, non vi sarebbe alcun tipo di sistema sanitario a cui appellarsi per la cura dal virus. Se non vi fosse uno stringente sistema fiscale, milioni di italiani perderebbero il lavoro poiché il governo non avrebbe i fondi per salvare l’economia, trasferire denaro e accordare tutele alle imprese che non lavorano a causa del coronavirus.

La redazione di questo articolo in un periodo di crisi di enorme portata, non solo economica e sanitaria, ma anche valoriale, in cui il dolore e la paura hanno prevalso, in cui la solidarietà e la pietà hanno avuto l’apice più straziante con le immagini dei mezzi dell’esercito italiano carichi di decine di bare, vuole essere un incoraggiamento per tutti coloro che stanno lottando contro la pandemia e che ogni giorno, con fatica e sacrificio, salvano migliaia di vite umane.  

Non dobbiamo arrenderci alle anomalie della Natura, noi uomini sopravviveremo anche a questa sfida, forti della consapevolezza che abbiamo costruito una civiltà basata sull’empatia, l’umanità e la giustizia.  

Ettore Minelli
Tesoriere