I paesi industrializzati vivono oggi nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, così è stata definita da Klaus Schwab, fondatore e direttore del World Economic Forum. Dopo la meccanizzazione dei sistemi produttivi tramite l’utilizzo del vapore e del carbone, a seguito della produzione di massa grazie all’utilizzo della energia elettrica e, infine, la sua automazione tramite sistemi IT, assistiamo oggi ad una rivoluzione caratterizzata da forte incertezza, velocità e complessità. Il driver di questo cambiamento è senza dubbio la digitalizzazione dei processi e lo sviluppo di tecnologie basate sull’Internet of Things, come l’intelligenza artificiale o la Blockchain.
Un’indagine condotta da MIT e Deloitte (“The Future of Human Capital”) ha intervistato 14.000 aziende trovando che oltre il 90% dei manager vede i propri modelli di business sotto attacco e teme di non riuscire a adattarsi al cambiamento, data la mancanza di persone con competenze robuste di innovazione. La capacità di riuscire ad innovare concretamente quindi, è un tema di vitale importanza per società e aziende del XXI secolo. Questa riflessione, vuole concentrarsi sul tema stesso “dell’innovare” prescindendo dagli aspetti più tecnici delle invenzioni e le loro potenzialità tecnologiche.

Essere in grado di innovare non è solo dominio delle grandi società. Anzi, come diceva Charles Darwin “non sará il piú grande ed il piú forte a sopravvivere, ma colui che saprà adattarsi meglio al cambiamento”. L’innovazione infatti, non è un fatto puramente tecnico-scientifico ma un processo sociale dinamico che può riguardare la customer experience, l’estetica dei prodotti, i canali di finanziamento, distribuzione e vendita degli stessi, così come l’intera gestione di una azienda e la sua strategia. Si tratta, quindi, della dimensione attraverso la quale una determinata scoperta (invenzione) trova la sua diffusione e applicazione commerciale attraverso un paradigma nuovo (innovazione). Già nel 1969, John Hicks, economista britannico, affermava che la prima rivoluzione industriale fosse stata sostenuta dagli impieghi di capitale a lungo termine in grado di trasformare i prodotti tecnologici in processi innovativi. In piena rivoluzione digitale, trovo questa considerazione sempre valida in quanto ancora oggi sono gli investimenti a veicolare le invenzioni verso il settore di impiego con maggiori potenzialità di sviluppo. In un contesto simile, l’innovatore deve essere la persona che, attraverso la sua leadership e competenza, riesce a fare collaborare individui con attitudini e mentalità diverse, così da colmare il gap tra le mere invenzioni tecnologiche e la loro applicazione professionale, spesso diversa dalla loro genesi e a volte in conflitto.

Come sostiene Hitendra Patel, managing director del Center for Innovation, il genio solitario dall’idea vincente da “Eureka!” è una leggenda metropolitana. Le idee di successo nascono da persone che insieme stimolano la creatività (collect dots) e la traducono in valore economico-sociale (connect dots) tramite metodi e strumenti di “creative problem solving” semplici e robusti. L’innovazione è dunque una disciplina (come il project management o il marketing management) e l’innovatore sempre di più una professione che, a supporto delle aziende, trova nelle sfide della tecnologia opportunità di cambiamento, massimizzando il Return on Innovation. A conferma di questo trend, molte società di consulenza stanno trasformando i loro modelli di business da “we do things for you” a “we do things with you”. In questo modo, si generano soluzioni che sfruttano ed arricchiscono esperienze pregresse, rispettando dinamiche e politiche interne, così da avere maggiori opportunità di essere accettate ed implementate velocemente. Investimenti immateriali di tale natura, con attenzione verso il capitale umano, creano un ecosistema innovativo che sfrutta al meglio anche le immobilizzazioni tecniche (come la digitalizzazione).

Nonostante l’Italia sia riconosciuta come una delle fucine delle migliori invenzioni, il suo livello di innovazione, come valutato dall’Assirm Innovation Index, riporta un risultato negativo nell’ultimo trimestre del 2019. Inoltre, la spesa italiana in R&D si attesta al 1,29% del PIL rispetto al 2,03% degli standard europei posizionandosi tra gli ultimi paesi in EU, come conferma l’Annual Performance 2019 della Commissione Europea

In Italia quindi, nel contesto della quarta rivoluzione industriale, si evidenzia un grande potenziale inespresso nei temi di innovazione che può essere sfruttato, per esempio, attraverso società di Innovation Management. IXL Center, società di consulenza strategica di Boston, ha come missione il trasmettere competenze di Innovation Management ad aziende, professionisti e studenti universitari in tutto il mondo. In particolare, attraverso il programma di open innovation IXL Innovation Olympics, prevede di far competere team di studenti delle migliori università al mondo (Cattolica del Sacro Cuore, SDA Bocconi, Harvard, London Business School, Insead, ecc.) per trovare soluzioni a sfide di innovazione proposte da aziende, associazioni o governi.

JECatt ha partecipato, con due team, alla edizione più recente di Innovation Olympics nella sfida lanciata dall’Associazione Italiana Dottori Commercialisti (AIDC) per capire come la professione dei dottori commercialisti ed esperti contabili dovrà evolversi per prosperare in un mondo veloce e complesso, generando nuovo valore per i propri clienti. Entrambe le squadre hanno terminato con successo il programma di 5 mesi, arrivando a posizionarsi al primo e secondo posto grazie alle soluzioni da loro proposte.

Guidando proprio uno di questi team attraverso la competizione, ho vissuto una esperienza di grande valore nell’ apprendere competenze, metodi e strumenti che aiutano ad unire un pensiero divergente (creatività) con un pensiero convergente (struttura e disciplina), così da identificare nuovi concetti di innovazione e crescita per il futuro della società. Attraverso un allineamento costante, rispetto alla necessità di innovare, si ottengono soluzioni reali, passando da una situazione ambigua ed incerta al generare piani operativi concreti da proporre al cliente con un punto di vista alternativo. Questo percorso rappresenta un’occasione reale per sfruttare le tecnologie che caratterizzano il nostro tempo, tramite un’analisi critica dei dati e delle opinioni, mettendole al servizio delle aziende così da creare processi innovativi capaci di fronteggiare le sfide che il progresso stesso comporta. 

L’ innovazione, quindi, non passa esclusivamente delle idee geniali dei singoli ma anche, e soprattutto, da gruppi di persone che si misurano con il cambiamento e lo ribaltano a proprio favore. Un famoso proverbio cinese dice “quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. È vero, il vento soffia per tutti, ma ogni mulino è costruito in modo da sfruttarlo diversamente. Per avere successo, occorre basare la propria strategia sulle sinergie tra individui, che si rivelano ancora più di valore se intergenerazionali.

Gian Mario Beato

Vice Responsabile Dipartimento R&D