Dalla prima definizione data da Steve Blank (noto imprenditore della Silicon Valley), con il termine startup si intende un’impresa giovane, con una forte connotazione innovativa e configurata per crescere rapidamente secondo un modello di business scalabile e ripetibile, dove per scalabile si intende un business che può aumentare le sue dimensioni, i clienti e i volumi sfruttando le economie di scala; per replicabile si intende invece un business model che può essere riproposto in diversi luoghi senza che vengano apportate grandi modifiche.

Una seconda definizione di startup rimanda invece alla fase di avvio di un’impresa, appunto fase di “startup”, dove l’imprenditore delinea l’organizzazione, lo sviluppo del prodotto e le strategie da implementare.

L’avvio di una startup è un’operazione impegnativa perché inizialmente l’impresa non ha importanti entrate economiche. Dopo aver delineato il progetto e la tecnologia, questa elabora un business plan, per poi muoversi alla ricerca di investitori.

Nello specifico, le principali fonti di finanziamento sono:

  • Prestiti delle banche, dei governi o di organizzazioni no-profit.
  • Incubatori, ovvero delle organizzazioni che accelerano e rendono sistematico il processo di creazione di nuove imprese e che in particolare offrono spazi per gli uffici e finanziamenti alle startup.
  • Venture Capitalism o Angel Investors, il cui ruolo per questi ultimi è la ricerca attiva di startup promettenti da finanziare in cambio di una partecipazione nella società in un secondo momento.

Per quanto riguarda i requisiti formali per classificare una società come startup in Italia, il Decreto Crescita 2.0 del 2010, ha introdotto la nuova categoria di startup innovativa e ha fissato i parametri per la classificazione:

  • E’ un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni
  • Ha residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia
  • Ha fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
  • Non è quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione
  • Non distribuisce e non ha distribuito utili
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico
  • Non è il risultato di una fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda

Le startup innovative godono inoltre di varie agevolazioni che si trovano elencate nel Decreto Rilancio del 19 Maggio 2020. Tra le più recenti troviamo: incentivi fiscali all’investimento nel capitale, costituzione digitale e gratuita, possibilità di raccogliere capitali tramite equity crowdfunding, lavoro flessibile e accesso privilegiato al Fondo di Garanzia.

Dal lato del finanziatore esistono inoltre bonus fiscali per chi investe nel capitale delle startup innovative, ottenibile però soltanto se l’investimento è fatto a titolo di partecipazione al capitale sociale. I potenziali investitori dovranno in primis valutare le aziende, scegliendo quelle che hanno un grande potenziale di crescita e un modello di business scalabile e replicabile, per poi successivamente investire attraverso i vari strumenti a disposizione.

È bene sottolineare che le startup hanno un alto tasso di fallimento (attorno al 90%), dunque gli investitori valuteranno attentamente le varie possibilità di ritorno economico dall’investimento, che ricordiamo è di medio-lungo termine.

Tuttavia non mancano esempi di successo, come Microsoft, Ford Motors, McDonald’s, SpaceX, che da un passato di startup sono diventati dei colossi mondiali.

Con riferimento ai volumi delle operazioni in Startup, uno spiraglio di luce arriva da questo primo semestre del 2020. Sebbene il lockdown e tutte le conseguenze sull’economia reale non abbiano certo incoraggiato potenziali investitori, il bilancio delle startup e del relativo ecosistema innovativo è particolarmente positivo. Sono 260 i milioni investiti: un risultato incoraggiante rispetto a quanto registrato nel primo semestre 2018, ma comunque inferiore alle aspettative.

Tra le operazioni a doppia cifra spiccano il finanziamento per 25 milioni a Milkman, società milanese specializzata nei servizi di consegna, quello da 11 milioni per Supermercato24, primo player europeo dell’e-grocery nonché l’aumento di capitale per 10 milioni per iGenius, società italiana che sviluppa software sfruttando l’intelligenza artificiale.

Vittoria Lasagna