A tu per tu con PineApple

Saresti in grado di gestire un’azienda da 300 milioni di dollari? È questa la sfida lanciata da JECatt ai partecipanti della seconda edizione italiana di Campus Party, il raduno di creativi e innovatori più famoso al mondo che volge ormai al settantaduesimo appuntamento globale.

I Campuseros  (partecipanti a Campus Party, ndr) si sono potuti cimentare nella risoluzione di un caso aziendale che vedeva una nota impresa di telefonia gestire una crisi sorprendentemente realistica. Cosa succede a mettere insieme la spietata competizione cinese, il lancio di un costosissimo prodotto innovativo e sponsor dannosi al brand aziendale? PineApple deve affrontare tutto ciò contemporaneamente, mettendo a dura prova la consulenza di quanti abbiano provato a risolvere il caso. Dimenticate le tavole rotonde in stile colloquio di gruppo: durante un Geek Camping come Campus Party un’iniziativa simile non può che avvenire in maniera telematica. Nessuna conoscenza informatica né economica risulta indispensabile, ma solo un pizzico di intuizione strategica. Ed è ciò che ha avuto Marco Beatrici, il campusero che, dando la risposta corretta nel miglior tempo possibile, si è aggiudicato il premio in palio.

Ma JECatt non è stata la sola associazione del suo genere ad intrattenere gli “accampati” tra un talk e l’altro. Anche il nostro partner JEToP – Junior Enterprise Torino Politecnico – ha fornito una propria interpretazione del connubio tra innovazione e creatività, incantando non solo i Campuseros, ma organizzatori e speaker con i propri prototipi. Primo fra tutti, il MindWave un dispositivo che consente di verificare visibilmente la propria concentrazione. Solo concentrandosi, infatti, si è in grado di azionare la ventola che solleva una semplice pallina. Il risultato? Una pallina che fluttua in base al livello di concentrazione di una persona e un costante effetto sorpresa.

“Nerd” is the new black

Diverse volte in questi 5 giorni e 4 notti di Campus Party è capitato sentir echeggiare l’idea che, sì, “Nerd is the new cool”. Un modo per lasciar intendere che questi fatidici sviluppatori, informatici o appassionati di Tech che nell’imaginario comune indossano occhiali spessi e camicie improbabili quanto trasandate stanno veramente cavalcando l’onda, dando una nuova definizione a ciò che oggi viene considerato “cool”. Partecipando a Campus Party si capisce subito che quest’idea  non è solo una diceria dei media del settore, come Lega Nerd, ma una vera e propria realtà confermata soprattutto dall’alta domanda di Web Developer, programmatori Java o sviluppatori di App da parte delle aziende.

È proprio a Campus Party che i destini di giovani talenti e operatori nel settore della robotica, ingegneria spaziale, blockchain, intrattenimento digitale e gaming si incontrano. La grande novità di quest’anno è la Job Factory, ovvero uno spazio in cui, grazie a partner dell’evento come Ranstad, i partecipanti hanno potuto simulare colloqui, riguardare il proprio CV o magari far conoscere il proprio talento nelle hard skill del settore, ma anche la sempre più ricercata capacità di saper collaborare con gli altri. È così che l’evento diventa un qualcosa di più che un semplice “campeggio per nerd”, affermandosi per la seconda volta in Italia come un format innovativo in grado di connettere aziende, università, community e istituzioni: una vera e propria fucina di idee e prospettive ottimistiche per il futuro.

Generare il cambiamento, da protagonisti

Anche nella sua seconda edizione italiana Campus Party ha registrato numeri da capogiro: 7 palchi, 350 speaker da tutto il mondo (da Enrico Mentana, giornalista televisivo italiano, al guru Jon “Maddog” Hall, Presidente del Linux Professional Institute) per un totale di 450 ore di contenuti interattivi e coinvolgenti.

Il tutto diviso in tre aree funzionali della fiera: l’Arena, il vero e proprio cuore pulsante dell’evento che ha ospitato tutti i workshop e panel dell’evento, oltre che gli ambiti CPHack – hackathon di Campus Party; l’Experience, in cui sia geek  (nel gergo tecnico, appassionati delle ultime avanguardie Tech) sia nostalgici dei videogiochi che furono possono letteralmente dedicarsi a simulatori, tornei ed eSport; infine il Village, ovvero il campeggio che ha ospitato tutti i Campuseros di questa edizione, vero e proprio fiore all’occhiello di questo format innovativo presente anche in Spagna, Gran Bretagna, Costa Rica, Ecuador, Argentina … e tantissimi altri Paesi.

Ma c’è una ragione più profonda dietro a questo raduno di giovani, tende e computer: la mission per un mondo migliore. Il vero valore aggiunto di Campus Party sta nel fatto che i partecipanti, veri protagonisti dell’evento, abbiano la possibilità di confrontarsi con ospiti internazionali non in qualità di spettatori, ma di interlocutori e soggetti attivi. Non importa che questo avvenga dialogando sulle SmartCity, uguaglianza di genere o durante un Reverse Mentoring: ciò che è fondamentale è che accada all’insegna di Open Innovation e Co-Creazione. È così che Campus Party diventa un modo per instaurare un dialogo costruttivo e “riscrivere insieme il codice sorgente del futuro”. Un codice, ormai, vecchio più di vent’anni.