All’interno del panorama delle IPO italiane, si sta ultimamente delineando un nuovo fenomeno: quello delle SPAC.

La SPAC (Special Purpose Acquisition Company) è un veicolo di investimento finalizzato ad agevolare e accelerare il processo di quotazione di un’azienda (IPO). Una SPAC si configura come una scatola vuota all’interno della quale inserire un’azienda portandola alla quotazione in borsa.

La principale peculiarità di una SPAC è quella di nascere come società già quotata, difatti la sua prima fase di vita consiste nella raccolta di fondi da parte di investitori tramite il collocamento di strumenti finanziari; la forma più comune è una combinazione di azioni ordinarie e warrant.  Questi ultimi sono strumenti finanziari derivati che riservano al proprietario il diritto a comprare (Warrant call) o vendere (Warrant Put) un determinato sottostante (di solito azioni ordinarie nel contesto delle SPAC) a un prezzo e ad una scadenza prefissati; essi vengono distribuiti gratuitamente in relazione al numero di azioni sottoscritte. Questo strumento (Warrant Call il più comune per le SPAC) risulta decisivo in quanto tramite esso gli investitori avranno modo di incrementare la propria quota di investimento in seguito alla quotazione; in alternativa, qualora volessero disinvestire vi sono i diritti di recesso esercitabili da parte degli investitori.

In questa prima fase un ruolo principale è svolto dai promotori, ovvero i primi investitori che danno avvio alla raccolta fondi e allo stesso tempo contribuiscono a promuovere l’immagine della società; difatti promotori tipici sono professionisti affermati nel campo che usano la propria fama per rendere attraente la SPAC (fungendo in qualche modo da “garanti della profittabilità dell’investimento”) e di conseguenza facilitare la raccolta dei fondi.

Alla fine di questa prima fase viene redatto il documento di ammissione, un elaborato contenente informazioni sulla SPAC tra cui promotori, azionisti e in particolare indicazioni sul mercato di riferimento nel quale andare a ricercare la società (i.e. Società Target) con cui fare la Business Combination; ovvero una fusione tra la SPAC (essa è già quotata sul mercato) e l’azienda da quotare in borsa. Dalla pubblicazione del documento di ammissione, ciascuna SPAC ha 24 mesi per trovare la Target, passato tale termine la società si scioglie e gli investitori vengono rimborsati. In alternativa una SPAC cessa di esistere dopo aver fatto la Business Combination. Tramite tale processo i fondi raccolti vengono iniettati nella Target e gli investitori della SPAC diventano azionisti della stessa (i.e. la Target), i cui strumenti finanziari risulteranno quotati nel mercato pubblico.

In conclusione, il risultato che si ottiene da questa operazione è lo stesso di una normale IPO di un’azienda con la differenza che i tempi e i costi risultano di gran lunga ridotti (i benefici sono maggiormente evidenti per le PMI).

In Italia tale fenomeno è in crescita; dal 2011 (anno in cui è nata la prima) si registrano 27 SPAC di cui 20 nate negli ultimi 3 anni. Complessivamente il mondo delle SPAC italiane vale 3,7 miliardi €, ovvero il totale di fondi raccolti, di cui 2,7 miliardi € è relativo soltanto alle SPAC dell’ultimo triennio.

Siamo in presenza di sovrainvestimenti e di un eccesso di domanda nei confronti di questo mercato? Nei prossimi anni l’Italia affronterà l’esito della scommessa SPAC.

Stay tuned,

Andrea Levantino – Finance student & passionate

Head of R&D